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	<title>Il Blog di AIRA</title>
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	<description>Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio</description>
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		<title>Morire di lavoro o senza lavoro?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 12:25:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Un salto indietro di cento anni. E’ il pericolo che corre oggi il lavoratore italiano nel vivere l’attuale crisi. Come ai tempi della Grande depressione, dove in soli quattro anni, il tasso di suicidi a causa della caduta delle borse portò un più 22 %, ai giorni nostri si registra un’impennata di gesti estremi tra quanti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone aligncenter" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/carrington-blog/img/header/cat-economia-lobby.jpg?47e3a5" alt="" width="230" height="90" />Un salto indietro di cento anni. E’ il pericolo che corre oggi il lavoratore italiano nel vivere l’attuale crisi. Come ai tempi della <strong>Grande depressione</strong>, dove in soli quattro anni, il tasso di suicidi a causa della caduta delle borse portò un<strong> più 22 %,</strong> ai giorni nostri si registra un’impennata di gesti estremi tra quanti, eroicamente, ogni giorno tentano di sopravvivere alle sopraffazioni del debito. L’attuale schema capitalistico dominante, ha generato un sistema fondato sul debito, <strong>dove più spendi, più produci, più facilità di accesso al credito puoi avere</strong>. Almeno finchè non intervengono periodi di recessione, dove il <strong><em>credit crunch</em></strong> ribalta il paradigma, stringendo i cordoni dei finanziamenti. E’ lì che<strong> il sistema</strong> <strong>capitalistico mostra il suo volto più spietato</strong>, quello che espelle dal sistema chi non è più in grado di sostenerlo.<span id="more-1045"></span></p>
<p>I dati per i suicidi per motivi economici sono aumentati del <strong>24,6%</strong> (lo dice un recente studio), mentre i tentativi di suicidio, sempre legati alle difficoltà economiche, sono cresciuti del <strong>20%</strong>. Gli fa eco uno studio che arriva da oltre Oceano e che ha messo in luce la più forte associazione del rischio di suicidio proprio nelle persone in età lavorativa, ovvero<strong> dai 25 ai 64 anni</strong>. Dal gennaio di quest’anno sono 32 i suicidi: nella maggior parte dei casi si tratta di imprenditori, ma anche artigiani, professionisti, operai licenziati, pensionati, padri di famiglia che non resistono alla “vergogna” di non riuscire a farcela, di dover chiudere l’impresa, mettendo su strada altri padri di famiglia. Nella maggior parte dei casi non lo si fa per motivi di debito, ma di credito: <strong>è lo Stato a non pagare i suoi debiti</strong> e ciò porta sfiducia poiché tanto chiede ma che poco è disposto a concedere.</p>
<p>Per lo Stato i tempi dei pagamenti sono infiniti; per le banche e per Equitalia invece no.</p>
<p>Da qui, anche il rischio che queste persone in preda alla disperazione generata da una matematica ingrata possano rivolgersi alle <strong>persone sbagliate, foraggiando la malavita,</strong> ben vogliosa di accaparrarsi le imprese in difficoltà. L’imprenditore sul baratro ha tutto l’interesse a rivolgersi verso chi mostra disponibilità al credito anche se questo poi necessariamente, come legge del contrappasso, porta gli stessi a dover cedere a prezzi stracciati, o peggio ancora, senza alcun vantaggio economico, le stesse imprese alla criminalità che ne fa centrali di riciclaggio.</p>
<p>Per contenere tali fragilità lo Stato deve muoversi con tempestività con interventi di carattere<strong>preventivo</strong>, attraverso, ad esempio, l’istituzione di <strong>fondi di solidarietà</strong> per coloro che versano nelle condizioni di cui sopra.</p>
<p>Un tempo si diceva che il peggiore dei mali fosse morire sul lavoro. A questi si aggiunge oggi il pericolo di morire di lavoro. Le uniche soluzioni che una Repubblica “fondata sul lavoro” può fornire ai suoi figli, ossia i lavoratori, è rappresentata dall’istituzione di fondi agevolati, da un più elastico accesso al credito in situazioni di forti difficoltà economiche e imposizioni alle banche – ed equitalia – per la rinegoziazione del debito.<strong> Altrimenti, a finanziare i lavoratori e le imprese in difficoltà continuerà ad occuparsene la mafia</strong>!</p>
<p><em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/morire-lavoro-senza-lavoro/229314/" target="_blank">Leggilo su Il Fatto Quotidiano!</a></em></p>
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		<title>9 maggio 1978</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 08:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 9 maggio moriva a Cinisi #peppinoimpastato e lo stesso giorno venne ritrovato il corpo di #aldomoro in via Caetani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 9 maggio moriva a Cinisi <a title="#peppinoimpastato" href="https://twitter.com/#!/search/%23peppinoimpastato"><strong>#</strong><strong><strong>peppinoimpastato</strong></strong></a> e lo stesso giorno venne ritrovato il corpo di <a title="#aldomoro" href="https://twitter.com/#!/search/%23aldomoro">#<strong>aldomoro</strong></a> in via Caetani.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone" src="http://www.ennanotizie.info/images/stories/reg_sic/peppino-impastato-470x352.jpg" alt="" width="470" height="352" /></p>
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		<title>IL MONDO, I furbetti del lingotto. Inchiesta sul boom dei Compro oro</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 07:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Inchiesta de IL MONDO sul settore dei Compro oro. In collaborazione con AIRA &#8211; ANOPO &#160; Leggi l&#8217;articolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.ilmondo.rcs.it/ilMondoImg/cover.jpg" alt="" width="628" height="821" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilmondo.rcs.it/" target="_blank">Inchiesta de IL MONDO sul settore dei Compro oro.</a></p>
<p style="text-align: center;">In collaborazione con AIRA &#8211; ANOPO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fiscooggi.it/files/u27/rassegnastampa/01.05.2012_08_0.pdf" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo</a></p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta/ Colpo a clan Mancuso, Dia confisca beni per 5 ml</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 09:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedi, 2 Aprile 2012 &#8211; 08:00 La Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro ha confiscato beni mobili ed immobili per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro riconducibili ad Antonio Mancuso, 73enne di Limbadi, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, uno dei capi carismatici della nota cosca Mancuso di Limbadi, in provinciadi Vibo Valentia, noto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Lunedi, 2 Aprile 2012 &#8211; 08:00</div>
<div>La Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro ha confiscato beni mobili ed immobili per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro riconducibili ad Antonio Mancuso, 73enne di Limbadi, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, uno dei capi carismatici della nota cosca Mancuso di Limbadi, in provinciadi Vibo Valentia, noto come zio &#8216;ntoni. Il provvedimento di confisca, adottato dal Tribunale di Vibo Valentia, rappresenta una conferma della solidita&#8217; delle investigazioni patrimoniali a suo tempo esperite e poi confluite nella proposta redatta a firma del direttore della Direzione Investigativa Antimafia, inquanto colpisce gli stessi cespiti (73 appezzamenti di terreno, 6 fabbricati ed alcuni rapporti bancari,) gia&#8217; sequestrati nel giugno dello scorso anno. D&#8217;altronde, grazie alle indagini della Dia, sotto la guida del direttore Alfonso D&#8217;Alfonso, e&#8217; stato possibile appurare che dal 1989 ad oggi l&#8217;uomo non ha maidichiarato alcun reddito, se non per importi irrisori. Il provvedimento evidenzia che Mancuso &#8220;sarebbe personaggio ben inserito negli ambienti criminali operanti nella provincia di Vibo Valentia, ove e&#8217; ritenuto un elemento verticistico, erisulterebbe tra i personaggi piu&#8217; carismatici della cosca Mancuso di Limbadi, i cui interessi, com&#8217;e&#8217; noto, sono rivolti anche verso altre regioni d&#8217;Italia e persino all&#8217;Estero.</div>
<p>Catanzaro, 2 aprile 2012 -<strong> La Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro ha confiscato beni mobili ed immobili per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro riconducibili ad Antonio Mancuso</strong>, 73enne di Limbadi, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza,<strong> uno dei capi carismatici della nota cosca Mancuso </strong>di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, <strong>noto come zio ‘ntoni</strong>.</p>
<p>Il provvedimento di confisca, adottato dal Tribunale di Vibo Valentia, rappresenta una conferma della solidità delle investigazioni patrimoniali a suo tempo esperite e poi confluite nella proposta redatta a firma del direttore della Direzione Investigativa Antimafia, in quanto colpisce gli stessi cespiti (73 appezzamenti di terreno, 6 fabbricati ed alcuni rapporti bancari,) già sequestrati nel giugno dello scorso anno. D’altronde, grazie alle indagini della Dia, sotto la guida del direttore Alfonso D’Alfonso, è stato possibile appurare che dal 1989 ad oggi l’uomo non ha mai dichiarato alcun reddito, se non per importi irrisori.</p>
<p><strong>Il provvedimento evidenzia che Mancuso “sarebbe personaggio ben inserito negli ambienti criminali operanti nella provincia di Vibo Valentia, ove è ritenuto un elemento verticistico</strong>, e risulterebbe tra i personaggi più carismatici della cosca Mancuso di Limbadi, i cui interessi, com’è noto, sono rivolti anche verso altre regioni d’Italia e persino all’Estero”.</p>
<p>Proprio rispetto ai redditi dichiarati da Mancuso, il tribunale di Vibo Valentia ha evidenziato che “si tratta in definitiva di capacità reddituali inidonee a giustificare gli investimenti societari ed immobiliari direttamente o indirettamente riconducibili. Anche volendo considerare i redditi dichiarati dalla moglie &#8211; scrive il giudice nel provvedimento di confisca &#8211; la difesa non ha comunque allegato alcunché per dimostrare che quelle disponibilità monetarie siano poi confluite realmente nell’acquisto degli immobili in sequestro anche in applicazione della massima di esperienza che vuole il denaro lasciare traccia dei propri movimenti, non è possibile, in assenza di adeguata documentazione, ritenere che le capacità finanziarie (anche quelle documentate dalla difesa) siano confluite nell’acquisto degli immobili dei quali viene richiesta la confisca alla luce della sproporzione tra il reddito percepito dal proposto nel corso degli anni ed il valore degli stessi”.</p>
<p><a href="http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/04/02/690795-catanzaro_confiscati_milioni_clan_mancuso.shtml" target="_blank">QUOTIDIANO.NET</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gioco e riciclaggio, Razzante (Aira): &#8220;Ripreso il cammino parlamentare con nuove indagini&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 08:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[GIOCO NEWS &#8211; Sara Michelucci Sabato 24 Marzo 2012 Tra i temi all’ordine del giorno quando si parla di gioco c’è anche quello del controllo dei flussi di denaro e della lotta al riciclaggio e alle infiltrazioni criminali. La commissione parlamentare Antimafia ha posto grande attenzione al tema. Per capire quali saranno gli step futuri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioconews.it/cronaca/gioco-e-riciclaggio-razzante-aira-riprese-il-cammino-parlamentare-con-nuove-indagini-23577.html" target="_blank">GIOCO NEWS &#8211; Sara Michelucci Sabato 24 Marzo 2012</a></p>
<p>Tra i temi all’ordine del giorno quando si parla di gioco c’è anche quello del controllo dei flussi di denaro e della lotta al riciclaggio e alle infiltrazioni criminali. La commissione parlamentare Antimafia ha posto grande attenzione al tema. Per capire quali saranno gli step futuri abbiamo dato la parola al professore Ranieri Razzante, Presidente AIRA (Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio) e Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia.</p>
<p><strong>È all’ordine del giorno dell’agenda politica il rapporto gioco e ludopatia, con il chiaro intento di porvi un freno attraverso il decreto interdirigenziale stato-regioni. Nella Relazione del Comitato della Commissione Antimafia si parla anche di dipendenza da gioco, cosa può dirci a riguardo?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“La ludopatia si sta pericolosamente mischiando all’usura e foraggia la criminalità organizzata. Non sono uno psichiatra, ma credo che la dipendenza dal gioco sia per lo più ascrivibile a problemi di solitudine o di identità. L&#8217;attrattiva di una vita migliorabile con le vincite al gioco, poi, fa il resto. In Commissione Antimafia il caso è all&#8217;attenzione, è ripreso il cammino parlamentare di appositi disegni di legge. Credo però che con le leggi, da sole, non si combatte la ludopatia, se non con educazione fin dalle scuole alle devianze che il gioco compulsivo produce. Se poi si cerca l’usuraio per prestiti finalizzati al gioco, bisogna sapere che difficilmente se ne esce.</p>
<p><strong>Altro rapporto è quello tra mafia e riciclaggio nel gioco. Quali i numeri di questo rapporto e le misure da mettere in campo per il contrasto?</strong></p>
<p>“I numeri di questo comparto sono ballerini, credo si possa parlare di qualche decina di miliardi annui di giro d’affari del gioco illecito o di quello lecito utilizzato per riciclare denaro sporco. Le misure di contrasto ruotano intorno alla tracciabilità delle giocate e delle vincite, alla limitazione o azzeramento dei pagamenti in contante, alla nominatività dei mezzi di pagamento utilizzabili per giocare o riscuotere, alla formazione degli addetti del settore”.</p>
<p><strong>La protezione dei minori è un altro importante obiettivo. Come si mette in campo?</strong></p>
<p>“La protezione dei minori si attua con il divieto di farli accedere a taluni giochi, inasprendo le sanzioni per chi glielo permette, e con campagne informative mirate”.</p>
<p><strong>Quali sviluppi sono attesi a seguito della Relazione della commissione Antimafia? Ci saranno altri interventi e altre relazioni?</strong></p>
<p>“Come dicevo, in questi giorni si sta valutando la possibilità di nuove indagini ed audizioni”.</p>
<p><strong>Il presidente della Commissione bicamerale antimafia Giuseppe Pisanu ha auspicato una legge su gioco e legalità, che riunifichi i quattro disegni di legge presentati al Senato. Secondo lei quali dovrebbero essere i capisaldi?</strong></p>
<p>&#8220;Ho già detto del lato &#8220;domanda&#8221;. Bisogna irrigidire i requisiti per l&#8217;offerta di servizi di gioco, garantire la trasparenza dell&#8217;offerta stessa, inasprire sensibilmente le pene, introdurre la responsabilità genitoriale per i minori trovati a giocare, aumentare gli organi addetti ai controlli (non più solo Monopoli e Gdf, ma anche altre Forze di Polizia ed Amministrazioni dello Stato), rendere difficile il gioco per chi sceglie forme anonime di divertimento”.</p>
<p><strong>Molte delle segnalazioni di attività sospette all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia arrivano dai casinò terresti. Ritiene che le case da gioco pubbliche siano luoghi maggiormente esposti a rischio di riciclaggio, ma anche maggiormente controllate, rispetto ad altre location gestite da privati?</strong></p>
<p><a href="http://www.gioconews.it/cronaca/gioco-e-riciclaggio-razzante-aira-riprese-il-cammino-parlamentare-con-nuove-indagini-23577.html" target="_blank">GIOCO NEWS &#8211; Sara Michelucci Sabato 24 Marzo 2012</a></p>
<p>“Le case da gioco pubbliche debbono indubbiamente dare di più. Quelle private vanno poi &#8220;asfissiate&#8221; da quando nascono a quando sono in pieno esercizio. Bisognerebbe implementare i sistemi operativi di controllo posseduti dall&#8217;Aams con raccordi con banche dati di Polizia e creare una sorta di &#8220;anagrafe dei conti di gioco&#8221;, nel presupposto che questi ultimi diventino l’unica modalità operativa per movimentare somme nel settore”.</p>
<p><strong>Ritiene che le nuove disposizioni in materia di uso di denaro contante saranno un valido deterrente all’evasione e al riciclaggio di denaro che poteva registrarsi nei casinò?</strong></p>
<p>“No, si frazioneranno le giocate. E poi i casinò fanno pochissimi controlli”.</p>
<p><strong>Atteso entro giugno il regolamento per il poker live, quello giocato nei circoli dal vivo. Secondo lei ci sono delle problematiche concrete per la regolamentazione di questo tipo di gioco, soprattutto a livello di controllo sul denaro?</strong></p>
<p>“Indubbiamente bisognerà porre attenzione all&#8217;utilizzo del contante, alla regolamentazioni delle giocate (tracciabilità, importi), alle barriere per l&#8217;accesso a queste sale. Ovviamente, bisognerà prevedere idonei presidi antiriciclaggio e antimafia, sia in fase di apertura che di esercizio”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Per amore del mio popolo”, il ricordo di Don Peppe Diana</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 10:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Era il 19 marzo del 1994, quando veniva assassinato nella sagrestia della sua Chiesa Don Giuseppe Diana, simbolo dell&#8217;impegno e della lotta contro le mafie in quella terra amara in cui nacque e morì, Casal di Principe. Nel 1994 di quanto accadeva in terra di Gomorra si sapeva poco o niente; le notizie provenienti dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fanpage.it/per-amore-del-mio-popolo-il-ricordo-di-don-peppe-diana/" target="_blank">Era il 19 marzo del 1994, quando veniva assassinato nella sagrestia della sua Chiesa Don Giuseppe Diana, simbolo dell&#8217;impegno e della lotta contro le mafie in quella terra amara in cui nacque e morì, Casal di Principe.</a></p>
<p><img class="alignnone" src="http://static.fanpage.it/socialmediafanpage/wp-content/uploads/2012/03/per-amore-del-mio-popolo-il-ricordo-di-don-peppe-diana-638x425.jpg" alt="" width="383" height="255" /></p>
<p>Nel 1994 di quanto accadeva in terra di Gomorra si sapeva poco o niente; le notizie provenienti dal casertano occupavano una rilevanza secondaria rispetto alle colonne dei giornali, lo «stato assente» di oggi, lo era ancor di più allora, quando i media lasciavano passare sotto silenzio eventi dall&#8217;importanza storica quale fu il<em>Processo Spartacus,</em> e in troppo pochi sapevano cosa fossero Casal di Principe, l&#8217;agro aversano e quelle che erano le dinamiche economiche e sociali di tutta l&#8217;area. Lo sapeva bene Don Peppe Diana che aveva scelto, però, di non tacere ma di portare il proprio messaggio non meramente evangelico ma anche di impegno civile e di solidarietà, a tutta la cittadinanza della sventurata terra in cui era nato: dando inizio a quella che negli anni a venire avrebbe preso il nome di «battaglia per la legalità», diventando quasi una sorta di programma educativo da affiancare nelle scuole alla matematica e alla grammatica. Rinunciando a rifugiarsi dietro la paura, la più grave delle giustificazioni presentata da chi non vuole assumersi la responsabilità del proprio colpevole silenzio di fronte all&#8217;ingiustizia, al crimine, alla violenza, all&#8217;assassinio.</p>
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<p><strong>«Per amore del mio popolo non tacerò» </strong>era il titolo di una lettera che, nel Natale del 1991, Don Peppe Diana volle diffondere in tutte le parrocchie appartenenti alla medesima foranìa di Casal di Principe: il lucido ed accorato scritto di un uomo e di un prete seriamente preoccupato per la crescita esponenziale di violenza in tutta l&#8217;area, con un abbandono quasi totale delle istituzioni che si traduceva in emarginazione, povertà e degrado morale. Anni dopo, quando tutti avrebbero conosciuto cosa significava la parola «casalese», quando per ciascuno <em>Sandoka</em>n sarebbe diventato il soprannome con cui indicare uno dei più feroci criminali mai venuti al mondo, quando le pagine di Roberto Saviano sarebbero state lette e tradotte in quasi ogni angolo del pianeta (dedicato a Don Peppe Diana un capitolo di <em>Gomorra</em>), le parole del parroco della piccola parrocchia di San Nicola di Bari sarebbero sembrate ancor più immense, potenti e dense di coraggio. Ma lo erano anche allora, nel silenzio assordante che circondava la camorra di Casal di Principe, al punto che si scelse di zittirlo per sempre, nel giorno in cui ricorreva il suo onomastico: era il 19 marzo del 1994 e Don Peppino si accingeva a celebrare la messa delle 7 e 30 quando il killer entrò nella sacrestia e lo colpì con diverse pallottole che lo uccisero all&#8217;istante. L&#8217;Italia si svegliò poco dopo scoprendo che esistevano uomini soli che non si sottraevano di fronte alla lotta contro quello che è il «male assoluto»; e che erano abbandonati a loro stessi.</p>
<blockquote><p>Siamo preoccupati. Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni di camorra. [...] La camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica della realtà campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l&#8217;imprenditore più temerario; traffici illeciti per l&#8217;acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato. [...] È ormai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l&#8217;infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d&#8217;intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L&#8217;inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l&#8217;inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che anche la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale  [...] forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di esempi, di testimonianze per essere credibili.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_103919"><img title="don peppe diana" src="http://static.fanpage.it.s3.amazonaws.com/socialmediafanpage/wp-content/uploads/2012/03/don-peppe-diana.jpg" alt="Era il 19 marzo del 1994, quando veniva assassinato nella sagrestia della sua Chiesa  Don Giuseppe Diana, simbolo dell'impegno e della lotta contro le mafie in quella terra amara in cui nacque e morì, Casal di Principe. " width="600" height="405" />La folla di Casal di Principe stretta attorno al suo parroco per l&#8217;ultimo saluto&nbsp;</p>
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<p><strong>«Sventurata la terra che ha bisogno d&#8217;eroi»: </strong>suo malgrado, l&#8217;uomo che voleva solo compiere «il ministero di Pietro» nel migliore dei modi possibili, cercando di creare una collettività solidale in grado di opporsi alla violenza, alla brutalità e ai soprusi, sarebbe diventato uno dei troppi simboli di quanti cercano di ribellarsi alle imposizioni della camorra. Un eroe che oggi sarà ricordato in tutta la Campania con manifestazioni e mobilitazioni, nella speranza che il suo sudore e il suo sangue non siano stati versati invano e che tra quei «nuova modelli» ci siano proprio coloro i quali, come Don Peppe Diana, «per amore» non hanno avuto paura di parlare e di andare incontro al «sacrificio» e al martirio che, in ogni tempo, è servito agli uomini per comprendere e vedere quale è la strada giusta da seguire. Augurandosi che non ci si dimentichi di condannare apertamente e senza riserve quegli <a href="http://www.fanpage.it/nicola-cosentino-la-vita-e-il-potere-del-casalese-cuore-pulsante-del-berlusconismo/">intrecci tra potere istituzionale e criminalità organizzata</a>che, già vent&#8217;anni fa, quel sacerdote aveva visto, conosciuto e denunciato senza timore.</p>
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<div id="correlati-testuali">Tratto da: <a href="http://www.fanpage.it/per-amore-del-mio-popolo-il-ricordo-di-don-peppe-diana/" target="_blank">Fanpage.it</a></div>
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		<title>Orgoglio e pregiudizio!</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 10:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Santagata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nostra, e soprattutto mia personale, solidarietà ad Alberto Cisterna, il procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia, per i vili attacchi dei suoi colleghi, e di pentiti senza alcuna attendibilità, discende dalla consapevolezza delle capacità investigative e professionali di Alberto. Queste hanno dato fastidio a molti, soprattutto colleghi, rappresentanti l’antimafia delle parole e non dei fatti. Un magistrato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nostra, e soprattutto mia personale, solidarietà ad <strong>Alberto Cisterna</strong>, il <strong>procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia</strong>, per i <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/tutte-le-accuse-a-cisterna-pm-antimafia-corrotto-dai-boss/179003/" target="_blank"><strong>vili attacchi</strong> dei suoi colleghi, e di pentiti senza alcuna attendibilità</a>, discende dalla consapevolezza delle capacità investigative e professionali di Alberto. Queste hanno dato fastidio a molti, soprattutto colleghi, rappresentanti l’antimafia delle parole e non dei fatti. Un magistrato che soprattutto fuori Italia ci invidiano, perché <strong>capace e onesto</strong>, e che abbiamo l’onore di avere nel Comitato scientifico della più’ grande<strong>Associazione Antiriciclaggio europea</strong>. Non ti fermeranno, caro Alberto, nella tua brillante carriera, il vero motivo dell’accanimento verso di te. Come in questo Paese accade spesso, gli<strong>uomini coraggiosi e liberi pagano qualche prezzo, ma poi vincono</strong>! Ti vogliamo bene, senza se e senza ma!</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/orgoglio-pregiudizio/199325/" target="_blank">Ranieri Razzante</a></p>
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		<title>Arrestato il super boss Polverino</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 13:45:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Napoli &#8211; La Spagna, il Brasile, il Marocco: se molti boss latitanti si nascondono a casa loro, Giuseppe Polverino, capo di un clan che ha creato un impero con il traffico internazionale di droga e le speculazioni edilizie, aveva scelto invece di rifugiarsi all’estero. È stato arrestato ieri a Jerez de la Frontera, in Andalusia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.ilsecoloxix.it/rw/SysConfig/WebPortal2011/ilsecoloxix/img/logo-secoloxix.png" class="alignnone" width="270" height="50" /></p>
<p>Napoli &#8211; La Spagna, il Brasile, il Marocco: se molti boss latitanti si nascondono a casa loro, Giuseppe Polverino, capo di un clan che ha creato un impero con il traffico internazionale di droga e le speculazioni edilizie, aveva scelto invece di rifugiarsi all’estero. È stato arrestato ieri a Jerez de la Frontera, in Andalusia, dalla Guardia Civil spagnola, in collaborazione con i carabinieri che lo braccavano da maggio; è accusato di associazione camorristica e di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga. Con lui è stato bloccato un altro latitante di peso, Raffaele Vallefuoco, ricercato ormai da dieci anni.<br />
La strategia di Polverino per sfuggire alla cattura consisteva nello spostarsi di continuo: in questi mesi, infatti, il boss è stato in diversi Paesi, grazie a documenti falsi e al denaro che non gli manca. In Brasile, a Rio de Janeiro, aveva anche allacciato una relazione sentimentale con una donna; una relazione, spiegano i carabinieri, non del tutto disinteressata: grazie a lei, infatti, Giuseppe Polverino sperava di ottenere buoni contatti da sfruttare e, forse, un aiuto per evitare l’estradizione in Italia in caso di arresto.<br />
Il capoclan, che è soprannominato ‘‘ `o barone´`, è considerato il più importante trafficante di droga in Italia. Tutte le organizzazioni criminali interessate all’acquisto di hascisc proveniente dalla Spagna devono rivolgersi a lui. Ma quello dell’hascisc non è l’unico monopolio dei Polverino: il loro pane, infatti, viene distribuito nei negozi e nei supermercati di tutta Napoli.<br />
A Jerez de la Frontera, città che solo uno stretto braccio di mare separa dal Marocco, Giuseppe Polverino, secondo gli investigatori, non si trovava per caso: era pronto a trattare l’acquisto di un’altra partita di stupefacente nel Paese africano. Contemporaneamente seguiva da vicino gli altri affari ai quali si dedica in Spagna: la costruzione di alberghi e villaggi turistici, soprattutto. Ma nonostante fosse lontano migliaia di chilometri da Marano, la cittadina di cui è originario e che è la capitale del suo impero,`o barone´ teneva saldi contatti con i suoi uomini. Evitava in maniera assoluta di usare il telefono o la posta elettronica; si serviva solo di «pizzini» che staffette in automobile gli recapitavano fino in Spagna. Uno ce l’aveva in tasca al momento della cattura: era la richiesta di istruzioni inviata da un suo luogotenente da Marano.<br />
Il biglietto, così come l’altro materiale sequestrato nel corso dell’operazione, sarà esaminato nei prossimi giorni dai pm Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio e Maria Cristina Ribera, che indagano sulle attività del clan Polverino.<br />
La cattura del latitante è stata accolta con soddisfazione da molti esponenti delle istituzioni. Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ha telefonato al comandante generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli, per congratularsi; ha espresso grande soddisfazione per l’arresto e ha parlato di successo investigativo di altissimo livello. Per il prefetto di Napoli, Andrea de Martino, l’arresto di Giuseppe Polverino conferma l’eccezionale qualità dell’apparato investigativo messo in campo dalle forze dell’ordine e dalla magistratura nel contrasto alla criminalità organizzata campana.</p>
<p><a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2012/03/09/AP7ZyV3B-arrestato_polverino_super.shtml#axzz1oimWKZ5K">Leggi l&#8217;articolo completo: In spagna &#8211; Arrestato il super boss Polverino| italia| Il SecoloXIX </a></p>
<p><strong>&#8220;Altra sconfitta, lo Stato e&#8217; più&#8217; forte. Di fronte alla sfiducia che pure ci prende, talvolta, per fortuna le nostre Forze di Polizia ci ricordano che esistono uomini che lavorano per gli altri. Normalmente, gli altri lavorano per se&#8217; stessi&#8221;</strong><br />
<em>Ranieri Razzante</em></p>
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		<title>Riciclaggio, sequestro da 20 milioni Coinvolte nell&#8217;inchiesta 25 banche</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 14:08:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Santagata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Blitz tra Catania e Milano coordinato dalla Dda nissena I beni riconducibili al clan capeggiato dal boss Piddu Madonia. Sigilli anche a tre società etnee. CALTANISSETTA &#8211; Un giro internazionale di denaro sporco in cui sarebbero coinvolti 25 istituti di credito, tre società finanziarie con molti prestanome e 52 aziende (32 delle quali in Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2012/6-marzo-2012/riciclaggio-sequestro-20-milionicoinvolte-inchiesta-25-banche-2003567255544.shtml" target="_blank">Blitz tra Catania e Milano coordinato dalla Dda nissena I beni riconducibili al clan capeggiato dal boss Piddu Madonia. Sigilli anche a tre società etnee.</a></p>
<p>CALTANISSETTA &#8211; Un giro internazionale di denaro sporco in cui sarebbero coinvolti 25 istituti di credito, tre società finanziarie con molti prestanome e 52 aziende (32 delle quali in Italia e 20 all&#8217;estero, quasi tutte con sede nei cosiddetti paradisi fiscali). Sono questi i dati salienti dell&#8217;operazione antiriciclaggio «Fenix», eseguita dalla Dia, tra Catania e Milano, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia nissena diretta dal procuratore capo Sergio Lari. Nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione la Dia ha proceduto al sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di 20 milioni di euro, tutti nella disponibilità del clan facente capo al boss Piddu Madonia.</p>
<p>Sono stati sequestrati, tra l&#8217;altro, un lussuoso appartamento sito nel centro di Milano e tre società con sede a Catania: la «Set servizi espressi e trasporti Srl», la «Marco Immobiliare srl» e la «Puma logistica e Trasporti srl». I beni sequestrati sarebbero riconducibili all&#8217;imprenditore catanese Giovanni Puma, al quale vengono contestate 33 operazioni di riciclaggio. L&#8217;indagine fu avviata nel 2006, subito dopo il commissariamento della banca cooperativa So.Fi.Ge. di Gela. Nell&#8217;ambito di quella operazione, denominata «Dirty Money», furono arrestati i vertici della banca. Nel 2004, l&#8217;istituto di credito effettuò un&#8217;operazione di auto-finanziamento consistente nell&#8217;emissione di un prestito obbligazionario di 1 milione di euro. Una quota da 200 mila euro venne sottoscritta da Giovanni Puma e dal figlio Marco con un giro d&#8217;assegni bancari, emessi e girati da ditte di cui erano soci. Molte di queste aziende vennero poi dichiarate fallite o trasferite all&#8217;estero. Dalle indagini è emerso anche il coinvolgimento di società con sede a Budapest e Lugano.</p>
<p><strong><br />
06 marzo 2012</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Palermo: sequestro di beni da 2 milioni di euro</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 09:47:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Santagata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Colpiti tre mafiosi, fra cui il nipote dell&#8217;autista di Riina. Lettera 43 - Sono stati sequestrati beni per un valore di oltre due milgioni di euro a Palermo, a opera della Direzione investigativa antimafia. L&#8217;intervento è avvenuto ai danni di tre indiziati mafiosi ritenuti organici alla &#8216;famiglia&#8217; di San Lorenzo:  Giuseppe Biondino, 32 anni, detenuto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><em>Colpiti tre mafiosi, fra cui il nipote dell&#8217;autista di Riina.</em></p>
<p><a href="http://www.lettera43.it/cronaca/42441/palermo-sequestro-di-beni-da-2-milioni-di-euro.htm" target="_blank">Lettera 43 -</a> Sono stati sequestrati beni per un valore di oltre due milgioni di euro a Palermo, a opera della Direzione investigativa antimafia.</p>
<p>L&#8217;intervento è avvenuto ai danni di tre indiziati mafiosi ritenuti organici alla &#8216;famiglia&#8217; di San Lorenzo:  Giuseppe Biondino, 32 anni, detenuto, nipote di Salvatore Biondino, ovvero l&#8217;autista di Totò Riina che era stato arrestato arrestato insieme al capo di Cosa Nostra; Giuseppe Billeci, 63 anni, anche lui detenuto e ritenuto vicino ai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo; e Gaetano Minniti, 42 anni, indicato come prestanome di mafiosi del mandamento &#8216;San Lorenzo-Tommaso Natale&#8217;.<br />
Tra i beni che sono stati sequestrati: immobili, veicoli, imprese e rapporti bancari.</p>
<p>Martedì, 06 Marzo 2012</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il ringraziamento di AIRA alla DIA per il loro operato!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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